| Quando si parla di Capalbio non si può non parlare di
caccia.Il paese con il suo territorio si colloca di una zona che dal punto
di vista naturalistico lo caratterizza e lo pone nel cuore della
"Maremma". I boschi di macchia mediterranea, i cedui di quercia
e cerro, il lago costiero di "Burano" attorniato da zone umide
fanno si che per la varietà degli ambienti, si possa trovare la
selvaggina più assortita, dal cinghiale agli anatidi.
Prima dell' avvento
della riforma Agraria (anni 50) il latifondo era la struttura che
governava la proprietà terriera.
A questo si associava una agricoltura
estensiva e molto biologica supportata da grossi e importanti allevamenti
zootecnici, Bovini ed equini di razza maremmana allevati allo stato brado
e ovini di razza " sopravissana ".
In questo scenario l'altra
attività importante esercitata, o per necessità o per diletto, era la
caccia. Il cinghiale presente su tutto il territorio boscato viene
cacciato con battute organizzate le cosi dette " cacciarelle "
in cui da parte si schierano i cacciatori le " poste " e dall'
altra i " bracchieri o canai " con i cani.
Nell'800 fino ai primi
del 900 Capalbio fu "feudo" di una nobile famiglia: i
Collacchioni.
Appassionati cacciatori, dai primi di Novembre a fine Gennaio
organizzavano le " cacciarelle ", occasione di incontro per la
nobiltà dell' epoca. Intorno al 1920, non a caso ,la nostra terra, per
la passione della caccia, fu frequentata dal maestro Giacomo Puccini.
Ospite dei Sigg. Magrini a Pescia Fiorentina, soggiornò anche alla Torre
della Tagliata dove si dice abbia composto la Turandot.
Altri artisti, per
citarne qualcuno, furono attratti dalla nostra terra e dalla caccia, da
non dimenticare il pittore Eugenio Cecconi che con le sue tele ha
immortalato episodi di caccia così come lo scrittore Eugenio Niccolini che
, con "Giornate di caccia " ancora oggi ci fa rivivere quei
momenti pieni di emozioni per le azioni di caccia e per la suggestione
dei paesaggi descritti.
Altri scrittori ancora: Ferdinando Paolieri, Fabbri-Pelloni, Pulcioni, Vincenzo
Chianini, Ettore Garavini con il suo
volume "Beccacce e beccacciai".
Il disboscamenti prima le opere di bonifica poi e l'eccessivo
frazionamento della proprietà, con l'avvento di una agricoltura
intensiva, la entropizzazione della zona costiera, hanno contribuito in
maniera determinante ad un ridimensionamento delle popolazione selvatiche
ad eccezioni del Cinghiale e capriolo per ragioni loro specifiche.
Neli ani 60 dall'E.P.T. di Grosseto viene organizzata a Capalbio una
riserva di caccia molto apprezzata, che fa confluire cacciatori da tutta
Italia.
Questa è il momento di maggiore attività del paese tutti gli abitanti
trovano un lavoro e chi è venuto a Capalbio per la caccia ci torna con la
famiglia per la bellezza del nostro mare, per la bontà della nostra
cucina per l'ospitalità che i capalbiesi hanno saputo dare e anche
per quella cultura venatoria che appartiene al loro DNA. |